Postogna Ermenegilda

Denti gialli – neri

I denti di ogni persona hanno un colore proprio con una personale gradazione di bianco; ma spesso i denti si presentano ingialliti e, in alcuni casi, anneriti a causa della placca batterica che si deposita sulla superficie dei denti.
La placca è materiale prevalentemente batterico bianco giallastro che si forma per una insufficiente igiene orale. La placca batterica è la prima manifestazione della presenza di colonie di batteri che accumulandosi nel tempo forma il tartaro.
Il tartaro, quindi, è il risultato della stratificazione e della calcificazione della placca batterica. Per rimuovere il tartaro è necessario l’intervento del vostro dentista. La procedura di rimozione del tartaro dai denti si chiama “ablazione del tartaro” e il professionista che la svolge può essere il dentista stesso o un igienista dentale professionale.

Procedure terapeutiche

Manuale.
Indicata per minimi depositi di tartaro. Con appositi strumenti detti “ablatori”, l’igienista pulisce singolarmente tutti i denti. L’intervento è indolore.

Meccanica.
Indicata per abbondanti depositi di tartaro. Un dispositivo ad ultrasuoni emette vibrazioni che frantumano il tartaro. Il trattamento è solitamente indolore,ma, in alcuni casi, può essere opportuna l’anestesia.

N.B.
L’organizzazione della placca porta alla formazione il tartaro anche quando le condizioni di igiene orale sono ottimali, pertanto È NECESSARIO SOTTOPORSI PERIODICAMENTE AL DETARTRAGGIO

La placca batterica non rimossa nel tempo si indurisce diventando tartaro
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– può assumere il colore giallo, giallo-bruno o nerastro;
– non può essere asportato con lo spazzolino;
– deve essere rimosso professionalmente dall’igienista dentale perché aderisce fortemente allo smalto dei denti e si posiziona in aree difficili da raggiungere;
– è pericoloso perché assorbe le tossine prodotte dai batteri che lo compongono. Queste tossine danneggiano i tessuti che sostengono il dente, per questo motivo il tartaro è una delle cause principali delle malattie parodontali, cioè di malattie che provocano la perdita dei denti.

22 Novembre 2025No comments, denti gialli | denti neri | gengive | placca | tartaro
Le gengive

Da molti anni, e ancora oggi, si studia approfonditamente la struttura delle gengive per migliorarne la cura. Molte sono le malattie di questa parte della bocca e le conseguenze di tali malattie possono essere anche molto gravi.

La stabilità dei denti, infatti, dipende anche dalle gengive, che hanno la funzione di trattenere i denti nella loro sede e di difendere la radice del dente dall’attacco di batteri e tossine.
Le malattie gengivali provocano la perdita dei denti anche quando i denti sono sani: se non si curano preventivamente le gengive, ci si trova costretti ad affrontare cure costosissime per poter ritornare a masticare bene.

Con una cura corretta le gengive possono mantenersi sane. Per prevenire le malattie gengivali occorre rimuovere la placca batterica.
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Le sostanze irritanti nella placca causano infiammazioni al bordo gengivale. Le gengive si arrossano, si gonfiano e sanguinano facilmente.
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Gli odontoiatri specializzati nella stabilità dei denti nell’osso, si chiamano parodontòlogi e la branca dell’odontoiatria che li riguarda è la parodontologìa. Il parodònto è quella parte della bocca costituita da i tessuti che fissano i denti nell’osso e dai tessuti che rivestono le radici dei denti e l’osso alveolare, cioè la gengiva.

Parodontite.
Se tartaro e placca continuano ad accumularsi, le gengive cominciano a ritirarsi. Si formano tasche fra gengiva e dente che si riempiono di batteri e pus.
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Piorrea.
Le gengive si ritirano di più e si arriva all’osso, distruggendo il legamento parodontale. Si distrugge anche parte del supporto osseo. Si perdono anche i denti sani.
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12 Ottobre 2025No comments, gengive | parodontite | piorrea | prevenzione
La carie

La carie è una malattia dei denti che consiste nella lenta distruzione delle parti dure e superficiali del dente fino alla profondità del dente stesso.

La carie si presenta come un buco, una cavità scavata all’interno del dente.

È la malattia dell’uomo più diffusa ed è all’origine di moltissime patologie della bocca e di tutto l’organismo, perché è veicolo di svariate infezioni.
La carie impedisce una corretta masticazione e, di conseguenza, non favorisce un giusto processo digestivo.
È una malattia antichissima, ma la sua diffusione è aumentata enormemente nell’epoca moderna con l’alimentazione “industrializzata” e troppo ricca di zuccheri.

Perché i denti si cariano?
I denti si cariano soprattutto per la presenza della placca batterica: i batteri svolgono un’attività diretta alla formazione della carie. L’attività cariogena dei batteri può essere favorita dalla predisposizione dell’individuo, dalle abitudini alimentari (specialmente se si mangiano alimenti ricchi di zuccheri), dalla cattiva igiene della bocca.

Quando ci si accorge di avere una carie?
Purtroppo la carie è una malattia subdola: comincia con una piccola lesione dello smalto che non provoca dolore perché non raggiunge i tessuti sensibili del dente. All’inizio solo il dentista può scoprirla e curarla con poca difficoltà e poca spesa.
Per questo motivo è importante sottoporsi ogni anno ad una visita dal dentista.
Quando si sente dolore, cioè quando in genere si chiede l’aiuto al dentista, la carie è arrivata a danneggiare parti sensibili e spesso ha comportato danni più gravi, che richiedono cure più care.

Come si cura la carie?
Il dentista fa l’anestesia, poi asporta con il trapano la parte rovinata del dente, fino ad arrivare ad un tessuto sano.
Il dentista medica la cavità che si è così formata ed esegue un’otturazione.

Il prezzo di questo lavoro dipende dalla quantità e dalla qualità delle  otturazioni.

17 Settembre 2025No comments, carie | cura | prevenzione
Il dolore

In uno studio dentistico moderno ci sono pochissime occasioni in cui si debba sentire dolore. In qualsiasi studio si pratica l’anestesia per evitare che il paziente soffra durante la seduta odontoiatrica.

Che cos’è l’anestesia?
L’anestesia è quella pratica medica mediante la quale si elimina temporaneamente la sensibilità al dolore fisico. Anestesia dentale significa desensibilizzazione di uno o più denti per eliminare il dolore mentre gli stessi vengono trattati. Le soluzioni usate per desensibilizzare i denti e le mascelle agiscono rapidamente e danno un intorpidimento completo per diverse ore. L’ntorpidimento permette al dentista di lavorare rapidamente ed efficientemente senza far male.

Perché non si deve temere la puntura dell’ago?
La maggior parte delle persone ha paura di una “puntura” nella bocca. Questo è comprensibile, ma con le tecniche attuali questa paura del dolore dovrebbe essere eliminata. Il dentista usa un ago sottile che provoca un danno minore al tessuto e inietta lentamente per darvi il massimo del comfort durante durante l’iniezione. Chimici, farmacologi, medici hanno ricercato, per eliminare il dolore, anestetici topici (di superficie) che servono ad intorpidire la gengiva o la guancia nel luogo dell’iniezione. Esistono anche tecniche che permettono di non sentire neppure l’ingresso dell’ago nella gengiva (anestesia integrata).

Cosa accade alla fine dell’intervento?
Dopo il trattamento masticate il cibo con precauzione. Le vostre labbra e guance saranno intorpidite e potreste accidentalmente morsicarvi da soli. Precauzionalmente, non magiate per due ore dopo una iniezione di anestetico dentale.

12 Settembre 2025No comments, anestesia | dolore | trapano
Filo interdentale

Per pulire i denti e togliere la placca batterica in modo da evitare la formazione della carie, è indispensabile utilizzare strumenti che arrivino a rimuovere la placca tra un dente e l’altro.

È evidente che lo spazzolino non può in nessun modo arrivare a pulire gli spazi tra i denti e sotto il bordo gengivale.
Pertanto “lavare i denti” significa usare sia spazzolino e dentifricio, che filo interdentale.

Il filo interdentale è, un cordoncino formato da tanti fili sottilissimi, in genere di nylon.
Solo un filo può penetrare nello punto in cui i denti si toccano; solo un filo può asportare la placca nello spazio interdentale.

Se si vogliono prevenire le carie bisogna utilizzare il filo.

Un uso corretto del filo interdentale richiede pratica e attenzione.

In una seduta dal dentista l’igienista insegna l’uso corretto di questo importante strumento di igiene.

Modalità d’uso del filo interdentale:

Usare un pezzo di filo lungo almeno trenta centimetri
Avvolgere il filo solidamente intorno ai medi. Usando gli indici come guida, passare il filo in mezzo a tutti i denti inferiori, con il movimento insegnato dall’igienista durante la seduta.
Ora svolgere il filo e metterlo sulla punta dei pollici usando il pollici come guida, passare il filo in mezzo a tutti i denti superiori con il movimento insegnato dall’igienista.

Esistono molti tipi di filo. Ognuno può scegliere, con l’aiuto dell’igienista, il tipo di filo più adatto alle esigenze e alla conformazione della propria bocca.

FILO DI NYLON | FILO CERATO | FILO SETIFICATO | FILO PRONTO ALL’USO

Nota:
Se il filo esce sfrangiato, vi sarà o del tartaro o una carie; se in quello spazio vi sono otturazioni o corone metalliche, significa che la loro rifinitura lascia a desiderare.

7 Settembre 2025No commentsfilo interdentale | igiene | prevenzione
Denti mancanti

Quando mancano uno o più denti è necessario risolvere il problema con la sistemazione di denti artificiali.

I denti artificiali sono “protesi”, cioè dei dispositivi che servono per sostituire una parte assente o non funzionante del corpo. Le protesi servono per poter esercitare nel modo più naturale possibile, le funzioni del nostro corpo. Le protesi ricoprono anche una funzione estetica perché restituiscono all’aspetto fisico l’immagine naturale della salute.
Quando mancano uno o più denti si rende pertanto necessario ricorrere ad una protesi.

Prima fase: Il dentista deve inizialmente preparare la bocca ad accogliere la protesi, pertanto propone al paziente un piano di trattamento che contempli tutte le cure preliminari necessarie, la cui complessità dipende dalla situazione in cui si trova la bocca del paziente.

Seconda fase: Il dentista deve decidere con il paziente quale tipo di protesi è indicata in quel caso. Il dentista è quindi tenuto ad informare il paziente sulle varie alternative per la risoluzione del caso. Per ogni soluzione protesica, il dentista deve descrivere vantaggi e svantaggi (precisando anche l’aspetto economico). Solo allora il paziente può dare il proprio consenso al trattamento protesico e all’acquisto della protesi stessa.
Il dentista, dopo aver preso le impronte necessarie all’interno della bocca del paziente, commissiona all’odontotecnico la protesi.

Terza fase: il dentista sistema al paziente la protesi provvisoria sulla quale vengono controllati tutti i particolari e le funzioni che dovranno essere corrette per la protesi definitiva.

Quarta fase: il dentista comunica all’odontotecnico le caratteristiche finali per la preparazione della protesi definitiva. L’odontotecnico dovrà certificare al dentista la corretta composizione della protesi (materiali impiegati, caratteristiche tecniche)

Fase finale: il dentista sistema e controlla la protesi definitiva. Il dentista informa e descrive al paziente tutti gli accorgimenti per la manutenzione corretta della protesi.

Le protesi dentali di uso più comune sono:

– La corona artificiale
– La dentiera (protesi totale)
– Il ponte
– L’impianto

2 Settembre 2025No comments, denti | dentiera | impianto | ponte | protesi | provvisorio
La fluoroprofilassi

Il fluoro ha un’azione indurente sullo smalto dei denti, quindi è un elemento necessario, insostituibile e fondamentale per la costituzione e la formazione degli elementi dentari.

Poiché il fluoro presente in natura (nelle acque e negli alimenti) non è sufficiente, è necessario integrarlo con la somministrazione di piccole quantità sotto forma di compresse.

Ne verranno interessate le donne in gravidanza e durante l’allattamento, i neonati e i bambini fino all’età di 12-14 anni. Non vi è nessun pericolo nel somministrare ai bimbi il fluoro, ma certamente è necessario seguire i consigli e i dosaggi del medico. Con la somministrazione di fluoro lo smalto dei denti risulta più duro e quindi più resistente agli attacchi dei batteri che provocano la carie.

In certi paesi la somministrazione del fluoro è obbligatoria e viene effettuata ai bambini in età scolastica. Si è potuto constatare che la percentuale della carie è drasticamente diminuita.
Naturalmente il fluoro è completamente inattivo se non vengono attuate anche tutte quelle norme igieniche che restano alla base della profilassi.

Numerosi studi in tutto il mondo hanno confermato l’importanza del fluoro come sostanza fondamentale per la nostra alimentazione entrando a far parte della struttura dei denti. Ciò che è importante ricordare è che la quantità totale di fluoro ingerita quotidianamente deve tener conto delle varie modalità di assunzione (acqua, compresse,alimenti, collutori ecc.)

Distinguiamo due fondamentali vie di somministrazione: topica e sistemica

La prima interessa l’impiego di tutte le sostanze che applicate temporaneamente a contatto con i denti (collutori, dentifrici.) rilasciano fluoro che ha un’azione diretta locale. Queste sostanze però possono essere insufficienti ad esempio in alcune particolari condizioni come la gravidanza, l’allattamento, l’infanzia, l’adolescenza.
La seconda via di somministrazione, quella sistematica, cioè attraverso l’acqua, gli alimenti, il sale da cucina, il latte, è quella che comporta l’ingestione di determinate quantità di fluoro che andranno ad incorporarsi nella struttura dentaria. Questa è la via più importante di somministrazione e richiede una valutazione precisa.

Gruppi di acque minerali secondo il contenuto di fluoro:

GRUPPO 1
contenuto di fluoro non indicato ( Stella Alpina, Fonte Alba, Perrier, Evian)

GRUPPO 2A
fluoro in tracce
San Benedetto, Fonte Guizza, Vera, Pejo Fonte Alpina, Panna, Levissima, Norda Daggio)

GRUPPO 2B
fluoro <0,3 mg/l
(Lora Recoaro, Rocchetta, Crodo Lisiel, Flavia, Prealpi, Surgiva, Fiuggi, Val di Meti, Fabia, San Gemini, San Carlo Spinone, Primula)

GRUPPO 3
contenuto in fluoro compreso tra 0,3 e 0,7mg/l
(Ferrarelle, Boario, Pracastello, Levico Casara, San Pellegrino, Gavarina)

GRUPPO 4
fluoro >0,7mg/l
(Uliveto>2,30 mg/l)

14 Luglio 2025No commentsalimenti | bambini | carie | fluoro | prevenzione